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giovedì 1 agosto 2013

La piramide del caffè, di Nicola Lecca

Salve a tutti,
oggi vi scrivo per condividere con voi il mio pensiero riguardo La piramide del caffè, romanzo di Nicola Lecca. Prima però vi faccio una breve introduzione per spiegarvi come questo libro sia fortunatamente finito in mano mia.
Dovete sapere che il mio comune mi ha contattato per chiedermi prender parte alla giuria popolare del premio Fenice Europa. Io ho accettato ben volentieri e mi sono impegnata a portare a termine il mio dovere, leggendo tutti e tre i libri finalisti, dalla prima all'ultima pagina, decretando quello che preferivo soltanto dopo. Ci tengo a sottolinearlo in quanto in molte occasioni come questa, i giurati non leggono tutti i libri, finendo per falsare il giudizio finale. A me dispiacerebbe se accadesse con un mio libro, perciò la coscienza non mi permette di fare una cosa simile alle opere di altri.

Ovviamente non vi dico a chi è andato il mio voto, mi limiterò soltanto a parlarvi un po' di questo libro, con la speranza di incuriosirvi tanto da spingervi a seguirmi nella lettura! Provvederò a recensire anche gli altri due finalisti. :)
Ma torniamo a La piramide del caffè di Nicola Lecca.

Se avessi dovuto esprimere i miei pensieri a caldo, subito dopo aver chiuso il romanzo, l'avrei definita una fiaba del ventunesimo secolo. Non ci sono principi e principesse, né romantiche storie d'amore, tranquilli.
E' solo che io ho sempre considerato la fiaba come un genere letterario che aiutasse a sognare, a non perdere la speranza nel conseguimento degli obiettivi, più o meno impossibili, che ci siamo prefissati nella vita. Ebbene, questo è stato l'effetto!

Prima di continuare a motivarvi la mia impressione, vi do qualche accenno di trama, giusto per farvi capire di cosa stiamo parlando. Ma non sperate che vi sveli più del dovuto! ;)
Imi è un orfano ungherese che, compiuti i diciotto anni, decide di acquistare un biglietto per il Regno Unito; o meglio, decide di acquistare un biglietto per la terrà della libertà, della giustizia e dei sogni realizzabili. Eh sì, l'Inghilterra rappresenta questo nella mente ingenua del giovane. Imi ha patito la fame e la povertà, riuscendo a trarne insegnamenti importanti, consapevolezze che lo renderebbero molto più maturo di qualunque ragazzo della sua età. Ciò che lo tiene ancorato alla sua adolescenza, è la trasparenza, il modo di ragionare diretto e senza doppi sensi. La semplicità di Imi è disarmante. Eppure questo lato di sé, lo aiuterà o lo ostacolerà nella sua nuova vita?

Arrivato nel Regno Unito, Imi inizia a lavorare presso la Proper Coffee, un incrocio tra una caffetteria e un fast-food. Tutti i dipendenti sono uguali, così come tutti i clienti. Non si possono fare favoritismi né prendere iniziative che non rispettano le nozioni precisamente raccolte nel Manuale del Caffé, che viene donato a ogni dipendente. Chi lavora bene, rispettando le regole, può addirittura ottenere dei premi. Chi si comporta male e fa di testa sua, se ne torna a casa. Tutto chiaro e ragionevole nella mente di Imi, che non riesce a placare l'entusiasmo per la nuova vita che sta per cominciare.

Come spesso accade, però, la realtà è molto differente da quello che vogliono farci credere. Imi si imbatterà in un sistema che è completamente opposto al suo modo di essere. E' forse lui ad essere troppo ingenuo e sognatore? O è l'organizzazione della Proper Coffee ad essere completamente disumana?
Si tratta di una convivenza impossibile, oppure l'uno cambierà l'altro?
Non ve lo dirò mai! ;)

Accennata la trama, vi posso dire che ho ritrovato molti aspetti fiabeschi in questo romanzo. Ad esempio mi ha colpito il modo in cui Imi vaga per le fitte strade di Londra. Mi ha fatto pensare alle piccole difficoltà che incontrano i protagonisti delle fiabe nei loro viaggi verso la realizzazione dei loro sogni. Inoltre io vi ho trovato anche l'elemento magico. Non parlo di fate o streghe, affatto. Eppure, quante volte ci rendiamo conto che qualcuno ha molti più mezzi di noi per raggiungere determinati obiettivi? Quante volte ci accorgiamo che la parola di qualcuno pesa molto più della nostra? Quante volte qualcuno riesce a smuovere mari e monti mentre noi non spostiamo neanche un sassolino. Non si tratta forse di magia? Secondo me è l'unica forma di magia rimasta in questo mondo disilluso e razionale in cui viviamo
.

Termino dicendo che ho amato il personaggio di Margaret Marshall. Toccante e commovente, senza che l'autore debba spendere parole pesanti e strappalacrime. Con stile semplice e diretto, è un carattere che mi è arrivato dritto nel cuore.
Spero di avervi incuriosito, questo romanzo merita!
Buona lettura e a presto!

Jessica.

giovedì 25 luglio 2013

Qualche parola in risposta alla recensione di Giovanni!

Buongiorno a tutti!
Come promesso nel mio ultimo post, ho intenzione di rispondere come posso alle parole che il mio collega e amico Giovanni ha speso per la mia opera. Cercherò di essere più eloquente possibile senza annoiare, però! Consiglio caldamente a chi non ha scoperto Anatema, pur avendone l'intenzione, di saltare questo post, o semplicemente rimandarne la lettura a quando avrà terminato il romanzo. :)

Non posso che cominciare la mia risposta parlandovi del destino e del ruolo che ho voluto dargli nella vicenda. Innanzitutto credo sia doveroso chiarire che non sempre, o meglio quasi mai condivido il punto di vista dei miei personaggi o le loro scelte. Come credo di avervi già accennato parlandovi di me, le storie che narro appaiono alla mia mente senza che io mi sforzi a crearle. Incontro persone nuove, conosco caratteri diversi e li riporto sul foglio. Per questo motivo, nella maggior parte dei casi, i personaggi non mi rispecchiano affatto. Chissà che non sia stato proprio uno dei protagonisti, a fornirci il racconto della vicenda sotto il suo punto di vista? Non aggiungo altro!

Il destino. Un insieme di leggi e coincidenze al di fuori della nostra portata e del nostro potere, oppure una massa informe facilmente modellabile dalle nostre azioni e dalle nostre scelte? Ognuno di voi potrà rispondere come crede. Quello che posso dirvi io, in relazione a come il fato viene presentato tra le pagine del mio romanzo, è che è da considerare quasi alla stessa stregua di un personaggio in carne ed ossa.

Immaginatevelo, vecchio, annoiato, tutto pieno di sé e della sua autorità di tiranno, senza che questa riesca più a stimolarlo ed entusiasmarlo come un tempo. Ha filato le vite di tutti, e se ne sta lì, mezzo assopito a guardare il trascorrere di esistenze che ha già predeterminato. Adele, col suo lavoro perfetto, il suo uomo perfetto, i suoi modi perfetti e la sua reputazione perfetta. Claudia con la sua vita priva di emozioni, col suo soffocante senso di colpa, col suo terrore di muovere anche solo un passo al di fuori della routine quotidiana. Tommaso col suo carattere poco malleabile, con la sincerità che è solita portargli più rogne che sollievi, col suo essere ribelle ingiustamente incasellato nell'irrequietezza adolescenziale.

L'arrivo in città di Tommaso costringe il destino a riaversi dal proprio torpore, a riprendere il controllo di una situazione che sembra sfuggirgli di mano giorno dopo giorno. Inizialmente il fato non è spaventato. Nessuno di quei miseri esseri umani avrà mai il coraggio di darsi una scossa. Si agiteranno inutilmente, per poi riprecipitare nella loro arida consuetudine. Eppure, una maschera perfetta può essere confusa con un volto vero, ma se iniziasse a presentare delle sottili crepe, chi ci crederebbe più?

Tommaso e Adele combattono contro le loro stesse esistenze, per dar vita a ciò che ormai gli stritola l'anima. Fanno tutto il possibile per dar voce a un sentimento tanto intenso quanto inatteso. Chi è il loro nemico? Il destino. Il vecchio che prova disperatamente a riprendere le redini delle loro esistenze. Il suo esercito è sterminato, ma Adele e Tommaso si accorgono di quanto disorganizzati e mal equipaggiati siano i suoi soldati. Possono vincere e ne sono consapevoli.

I due protagonisti trascorrono la notte insieme. Quella per loro è la vittoria più grande, il successo che verrà riportato negli annali come preludio dell'esito positivo del conflitto. La risposta del destino? Una risata, malvagia, quasi udibile dai due innamorati. Opporsi alle loro scelte non è servito a dividerli, anzi. La prossima mossa, sarà quella di assecondare il rapporto tanto sudato.

I sensi di colpa iniziano ad attanagliare Adele, che arriva quasi a sperare di essere scoperta dalla sua migliore amica, così che quest'ultima possa costringerla a porre fine a quel sogno che lei da sola non riesce ad abbandonare. Le incertezze della donna si riversano inesorabilmente su Tommaso, che cerca riparo in una relazione più facile e stabile. Sembra che nessuno riesca a scoprirli. E' questa la loro massima maledizione al loro imperdonabile affronto al destino. E' questo il loro anatema.

Un destino come quello che viene presentato nel mio romanzo, non presenta punti di debolezza visibili ad occhio umano. Lo scopo del fato è quello di riportare tutti alla situazione iniziale, costringere ognuno di loro alla vita che glie era sta affidata. Cancellare l'abominio generato dalle passioni incontrollabili dei due giovani animi. Può davvero il destino inserirsi silenziosamente nelle dinamiche della mente e nei gesti delle persone? Se anche riuscisse, potrebbe mai cancellare totalmente l'accaduto, strapparlo via dalla realtà?
I personaggi ci danno la loro visione, ogni lettore potrebbe dare la sua. :)

Il secondo punto su cui volevo brevemente soffermarmi era l'affermazione di Giovanni secondo cui scrivere il personaggio di Adele sia stato probabilmente più impegnativo per complessità e lontananza dalla mia vita, rispetto quello di Tommaso o degli altri ragazzi, più vicini a me soprattutto d'età. Beh, ad essere sincera, prima di gettarmi nella stesura del romanzo, il carattere che mi preoccupava di più era quello di Tommaso. Non ritengo di avere la stessa maturità di una donna di trentasette anni, assolutamente; eppure ero decisamente più in ansia nel cimentarmi nella psiche maschile, soprattutto di un adolescente, molto meno riflessivo e frenato di un eventuale adulto. Spero di essere riuscita a presentarvelo in modo decente! :)

Infine, Giovanni mi fa presente che Adele, piena di ansie e abissi apparentemente interminabili in cui sparire e improvvise scariche di terrore, viene tecnicamente colpita da veri attacchi di panico. Mi è stato chiesto se ne fossi a conoscenza o se fosse qualcosa uscito fuori soltanto dalla mia mente. A circa due anni dalla stesura di Anatema, potrei dirvi che anch'io ho attraversato un periodo poco piacevole in cui ho sofferto di forti ansie. Eppure è accaduto circa un anno dopo aver terminato il romanzo. Perciò non avevo mai provato niente del genere mentre scrivevo. Ma forse, senza saperlo, in me vi era già il germe che sarebbe poi degenerato in un periodo per niente roseo della mia vita!

Non voglio chiudere il post con parole spiacevoli, perciò rinnovo i ringraziamenti per i complimenti di Giovanni e, se qualcuno dovesse avere delle domande o se pensate che io abbia saltato qualche quesito o osservazione presente nella recensione, basta un commento e sarò felicissima di correre ai ripari!
Buona lettura e a presto! :)
Jessica.


domenica 21 luglio 2013

Anatema recensito da Giovanni Garufi Bozza!

Salve a tutti!
Diversamente da quanto avevo pensato e accennato, prima che io recensisca il libro che ho letto per quel concorso letterario, vi riporterò le parole che Giovanni Garufi Bozza (autore di Selvaggia. Chiaroscuri di personalità) ha gentilmente speso per il mio romanzo!
Oltre alle righe che riguardano Anatema, allegherò anche il link del blog di questo giovane autore, dove chi è interessato potrebbe trovare numerose recensioni e interviste ad altri scrittori. Vi invito a visitarlo!
Ed ora do "voce" a Giovanni. :)

Cara Jessica,
scrivo questa recensione in forma di lettera, così da parlarti in modo schietto e diretto di ciò che il tuo romanzo mi ha ispirato. Sono di ritorno a casa con un treno e ho appena chiuso l’ultima pagina di Anatema. Ho la fortuna di avere il computer appresso e dunque posso mettere per iscritto le sensazioni a caldo.
Il tuo romanzo mi ha fatto compagnia per tre giorni e devo dire che mi ha tempestato di emozioni.

Innanzitutto, hai davvero talento nello scrivere e per questo ti faccio i miei più sinceri complimenti. Il tuo stile è molto scorrevole e sai trasmettere le emozioni dritte nel cuore del lettore. L’idea di stendere dei capitoli molto brevi è davvero vincente, specie se accostata alla tua scelta al saper interrompere la narrazione al punto giusto, in quel preciso istante in cui il lettore si ritrova con un groppo alla gola e deve necessariamente voltare pagina per proseguire la narrazione, per vedere come la vicenda si svolge.
E’ una storia intricata, un amore impossibile tra età diverse che è continuamente sfidato da un conflitto tra razionalità e irrazionalità, tra mente e cuore. Spesso te la prendi con il destino beffardo, quasi dominasse le scelte dei personaggi per buona parte del libro, solo alla fine consegni al lettore l’idea che siamo noi artefici dello stesso. Mi  è sembrato curioso, e qui mi viene una domanda, che Destino sia il nome che tu dai a quel tumulto di sensazioni ed emozioni che dominano l’irrazionalità dell’innamoramento, quasi dargli un nome del genere consegnasse quella stessa irrazionalità a un terzo forse non colpevole.
Ti confesso che ho vissuto una vicenda in parte simile e, rispecchiandomi un po’ in Tommaso, l’irrazionalità di quei sentimenti era tutta interna a me, o meglio al noi della strana coppia che si era creata. Facile era consegnare la colpa al Destino, quando era quella parte interna che spesso i poeti chiamano Cuore ad essere il motore di tutto.
La domanda è, dunque, il Destino è il reale colpevole o piuttosto l’alibi di certi amori?

Bellissimo l’intreccio che hai creato, ma soprattutto mi piace elogiare le sensazioni e le emozioni che sei riuscita a dipingere in questa storia. È facile far leggere delle emozioni al lettore, difficile è fargliele provare dentro, trasmettendogliele attraverso parole scritte e ben intrecciate tra loro, che si tratti di passione, o paura o ansia.
In tal senso Adele è il tuo personaggio più ben riuscito, il panico che spesso la coglie nel non riuscire ad affrontare le scelte della sua età, la sua paura, il fuoco che le arde dentro, lasciandola completamente disidratata sono stati descritti in modo mirabile. Non che le sensazioni, le emozioni, la rabbia e l’ardore di Tommaso siano da meno, ma credo che sia più facile per te descrivere l’universo dei sentimenti di un coetaneo, per quanto di sesso opposto, che di una donna più grande, di fronte a scelte che la bloccano.
Questa capacità tradisce tanto la tua bravura come narratrice di emozioni, quanto la tua capacità a immedesimarti nei tuoi personaggi, a prescindere dalla loro età o dalle differenze che hanno con  te. Anche il personaggio che appare alla fine, Giulia o la stessa Elisa, probabilmente erano più facili da descrivere per le loro emozioni, essendo tue coetanee: con Adele ti sei superata.
Non so se lo sapevi, se è voluto o se è stata la tua dote di immersione empatica e la tua capacità di riversarla su carta, ma gli sfoghi che spesso dipingi in Adele sono dei veri e propri attacchi di panico. Spesso essi sono dei campanelli di allarme che rivelano una situazione in cui chi ne soffre si ritrova sospeso sulla porta, o bloccato di fronte ad un bivio. Entrare e uscire da quella porta o girare alla destra o alla sinistra di quel bivio è una scelta troppo grande per la persona, che si riempie di angoscia fino ad esplodere.
Non so se lo sapevi o meno: se ne eri al corrente, sei stata bravissima a rendere l’idea di questa situazione di Adele,  a descrivere il suo blocco di fronte alla vita e la relativa angoscia, celata da maschere ben costruite per stare nel mondo e in relazione con gli altri; se ignoravi la cosa, sei stata doppiamente brava, perché ti sei completamente immedesimata nel tuo personaggio.
Cito un ultimo messaggio che mi hai trasmesso, di altro avremo modo di parlare di persona, ma se cito tutto rischia di non essere più una recensione ma un trattato su Anatema, che non incuriosirebbe più il lettore come spero che faccia.

È sicuramente un romanzo che vale la pena condividere per le emozioni che fa vivere al lettore (sottolineo il vivere: non le trasmette, le fa proprio vivere), ma c’è un messaggio tra le righe che io ho trovato e che mi ha molto colpito, perché forse è il legame tra noi che ci ha fatto apprezzare l’uno il testo dell’altro. Possiamo indossare tante e mutevoli maschere nella nostra vita, celare in vario modo il maremoto che abbiamo dentro. Possiamo convincerci che quelle maschere riescano a farci stare nel mondo e in relazione con l’altro. Ma prima o poi arriverà sempre colui o colei che ce le farà crollare una ad una, perché capace di leggerci dentro, nell’intimo, con uno sguardo che va ben oltre le iridi. ;)
In bocca al lupo per tutto, complimenti, non smettere mai di promuoverlo perché vale la pena farlo conoscere al pubblico.
Innanzitutto voglio ringraziare Giovanni per queste righe in quanto mi hanno fatto un piacere immenso. Questo mio amico e collega ha posto dei quesiti a me e a tutti voi lettori, che secondo me meritano una risposta. Io di sicuro darò la mia e la pubblicherò a giorni. Spero che anche voi vogliate dire la vostra, indipendentemente dalla lettura del mio romanzo. Giovanni ci pone delle domande molto generali e, partendo dalla vicenda di Anatema, fa riferimento alla realtà di chiunque. Mi farebbe molto piacere se ognuno di voi scrivesse la sua opinione in un commento a questo post... e se vi va, potrete commentare anche direttamente sul blog di Giovanni! :)
A presto!
Jessica.

lunedì 10 giugno 2013

Le mirabolanti avventure di Spazz-Never, di Nathan K. Raven

Salve a tutti!
E' da un po' che non scrivo, perciò vi chiedo scusa! Oggi, voglio riportarvi una recensione, la prima di un libro che non fa parte della mia casa editrice!
Si tratta di un romanzo umoristico, potrei dire surreale se non fosse che riflette alla perfezione la vita di tutti i giorni, anche se con colori alterati! Sto parlando de Le mirabolanti avventure di Spazz-Never di Nathan K. Raven.


La vicenda inizia con la descrizione di una situazione climatica sovvertita, le cui conseguenze ricadono pesantemente sulla vita del paese di Beltempo. Una tremenda bufera di neve imperversa su questa cittadina che, come dice il nome, non è abituata a tali intemperie. Tutti, dagli abitanti agli alberi passando per gli animali, sembrano impazzire, perdendo le proprie abitudini o assumendone di altre completamente assurde!


Chi potrebbe salvare Beltempo dal suo gelido destino? Il mitico Spazz-Never, un supereroe tosto e "americaneggiante", intriso di onestà e senso della giustizia, con muscoli leggendari quanto la sua fame! Dalle spiagge della Calfoggia, Spazz accorrerà in aiuto degli abitanti del piccolo paese, salvandoli grazie alla sua super pala! 

Eppure il gelo è solo un sintomo! Il nostro super eroe sarà costretto a cercare la vera causa di quel sovvertimento climatico e nel farla si imbatterà nel suo nemico di sempre, nella sua nemesi. Il dottor Maleficus! Un essere malvagio dentro, divorato dalla sua stessa crudeltà che ne deturpa anche l'aspetto esteriore.

Da qui si accenderà un nuovo scontro tra Spazz-Never e il terribile scienziato, appassionante colpo dopo colpo!

Non sono un'esperta del genere (in fondo non sono una che divora libri!), quindi mi limiterò a darvi un parere quanto più eloquente possibile. Nathan ci regala un romanzo breve, divertente e molto scorrevole. Si tratta di uno di quei libri con diversi piani di lettura. Potrebbe finire nelle mani di un bambino, che riderebbe dalla prima all'ultima pagina, così come potrebbe far riflettere un adulto.

Infatti a parte la vicenda dello sbalzo climatico (che poi, coi tempi che corrono, si è rivelato moooolto attuale! >.<), il resto delle situazioni che vedono contrapposti il nostro supereroe e il suo antagonista, rispecchiano gli elementi caratterizzanti la nostra epoca. Dalla pubblicità, ai social network, Nathan ci fa ridere lasciandoci un retrogusto di consapevolezza, che non guasta.

Il tono ironico pervade l'intero romanzo, strappando risate che rendono la lettura ancora più piacevole, senza  storpiare la tipica trama delle vicende con supereroi come protagonisti. Ciò che intendo dire, è che nonostante la narrazione divertente, il dottor Maleficus è cattivo, malvagio nel profondo della sua anima e questo rimane. La sua crudeltà viene rispettata, tanto che un leggero sorriso può apparire soltanto nel caso di sue sconfitte eclatanti, ma per il resto, si tratta di un personaggio piuttosto inquietante! Insomma, Nathan ci dona una divertente parodia di tanti generi, non criticandoli, ma seguendone ironicamente le orme.

Parlando con l'autore, dopo aver terminato la lettura, ho avuto la conferma dell'esistenza di un semi-celato simbolismo sportivo e di collegamenti e rimandi più o meno nascosti, che rendono il romanzo tutt'altro che banale. Ovviamente non vi svelo nulla! Ne potremmo riparlare dopo che avrete letto il romanzo, o magari potreste chiedere direttamente all'autore che son sicura sarebbe felicissimo di rispondervi! :)

Per concludere, vi informo che Le mirabolanti avventure di Spazz-Never è acquistabile qui: 
Inoltre, se sarete interessati, potrete trovare altre informazioni all'omonima pagina facebook: 

Che altro dirvi? Buona lettura e preparatevi a tante sincere risate! 
A presto.
Jessica.

sabato 25 maggio 2013

Recensione di Anatema da parte di Bruno Biondi.

Salve a tutti!
Tutti pronti per Halloween? Avete intagliato le zucche da mettere fuori dalla vostra porta? Ah, non è ottobre?!
Gente, questo tempo mi sta davvero deprimendo! Maggio è sempre stato il mio mese preferito! Sopportavo dignitosamente l'allergia, per quella piacevolissima sensazione preludio dell'estate! Io amo anche luglio, ma quel mese porta con sé la consapevolezza che a breve si tornerà a settembre e alla parte dell'anno che detesto!
Stavolta maggio ha deciso di non concedersi... questo no, non lo vivo dignitosamente! ç_ç


Per tornare alle cose un po' più serie, in questo post, pensavo di riportarvi la recensione di Bruno Biondi che, qualche settimana fa, ha terminato la lettura di Anatema. Prima di riproporvi le sue parole, ci tenevo a esprimervi la mia soddisfazione nel sapere che Bruno si era prima bevuto il mio romanzo tutto d'un fiato e poi lo aveva riletto con più calma così da poterlo recensire lucidamente. Non c'è cosa che mi entusiasmi più della consapevolezza di aver emozionato un lettore, di averlo turbato tanto da non permettergli di distaccarsi un poco dal testo per poter esprimere un parere.


Perciò vi confesso che ho atteso con doppia trepidazione le parole che Bruno mi ha scritto qualche giorno dopo l'inattesa notizia del suo primo incontro con Anatema. Ora vi riporterò testualmente le righe che ha speso per me e per il mio libro!




"Ho letto il libro di Jessica e quello che mi è saltato subito agli occhi è la destrezza con la quale ha affrontato un argomento, serio, scottante ed inusuale, come quello di Anatema. La trama è ben costruita, i personaggi sono ben delineati, l'ambientazione è perfetta, i dialoghi curati,alla fantasia del lettore si lascia spazio a immaginare dei dettagli , a volte, appena accennati. Il libro ti prende e non immagini come possa andare a finire e, una volta che sei arrivato al termine, ti lascia aperto un piccolo spazio per solleticare, ancora, la fantasia. Scritto da vera professionista, nonostante la giovane età dell'autrice, che invito ad aprire il suo scrigno di gioielli e regalarci un'altra di queste sue magnifiche perle. Mi permetto di dare un consiglio a Jessica, e cioè di prendere più pratica con il ritmo del susseguirsi degli avvenimenti. Forse, mi permetto di fare questo appunto, perché sono un giallista e quindi debbo stare molto attento a questo particolare ma, ripeto, è ben scritto ed è, certamente, un ottimo inizio. Brava Jessica, continua così e, come dico spesso...ad maiora semper. 
 Un abbraccio Bruno Biondi."

Questa recensione la potrete trovare anche sul sito della casa editrice e spero che a breve ve ne saranno altre a farle compagnia!
Ringrazio nuovamente Bruno per l'analisi e per la gentilezza di aver commentato il mio libro!
Forse stasera aggiungerò anche due rughe e qualche foto degli eventi a cui ho partecipato con Anatema!
E domani... si va a Latina!
A presto!
Jessica.


giovedì 23 maggio 2013

Niente di magico tranne l'amore, di Giada del Greco.

Rieccomi!
oggi sono davvero molto produttiva! In questo post, voglio parlarvi di un altro libro che ho terminato giusto ieri. Si tratta di Niente di magico tranne l'amore di Giada del Greco.

Allora, vi premetto che quando scorrendo tra i libri della mia casa editrice ho visto la copertina di questo romanzo, ne son rimasta colpita immediatamente, per un motivo che FORSE un giorno vi dirò! Allora ho letto la sinossi, molto vaga e ho pensato "cavolo, questa storia può essere interessante!". Per di più ho scoperto anche che aveva ricevuto diversi riconoscimenti, quindi la mia curiosità è andata aumentando.
Tuttavia, la cosa che mi ha spinto di più a leggerlo è stato sicuramente l'incontro con l'autrice avvenuto a Montecatini Terme in occasione di un festival letterario.

Giada mi ha fatto un'impressione estremamente positiva. Simpatica, umile, a tratti un pochino timida ma molto aperta alla possibilità di conoscere altre persone. Infatti abbiamo parlato a lungo e, fidatevi, non avrei lasciato Montecatini senza il suo libro in borsa! ;)


Veniamo al romanzo! Come vi ho già accennato, si tratta di un fantasy. Non di quelli in cui il lettore viene risucchiato da un mondo diverso dal suo, o apparentemente in un epoca molto lontana da quella attuale. Si tratta di un casuale incontro tra la vita reale e un'altra dimensione. Giada ci tiene ben ancorati a terra, dandoci solo uno squarcio della realtà divisa dalla nostra da un unico portale. Infatti la vicenda si svolge sul filo del rasoio, nella terra in cui ordinario e straordinario finiscono inevitabilmente per mescolarsi.


Sarà la protagonista, Kate, insieme alla sua migliore amica Lucy, a portare il lettore in vacanza ad Ashram, in Scozia. Questo è il paese di origine di Kate, che è stata poi trapiantata in Italia. Cosa incontrerà nell'innevata e glaciale Scozia? Beh, potrei rispondere la magia e il suo mondo... ma come dice Giada nel titolo, forse è meglio sottolineare l'importanza della scoperta dell'amore. Infatti nonostante all'apparenza questa vicenda sembri il viaggio di una persona "normale" in un mondo che si limitava soltanto a sognare, Niente di magico tranne l'amore, rappresenta soprattutto la crescita di una ragazza, la lotta per distruggere tutte le barriere che l'ordinaria razionalità l'aveva costretta a costruire. Questo, con l'aiuto di un cuore grande come quello di Kate, che lascia inavvertitamente filtrare un sentimento intenso come l'amore, per poi polverizzare ogni incredulità riguardo al mondo che si dischiude davanti ai suoi grandi occhi verdi.
Credo sia anche questo il motivo del titolo. Gli elementi fantasy in generale, fungono più da mezzo per poter narrare la vera magia, ossia quella che divampa nell'animo dei personaggi, i quali vengono sconvolti dal soggiorno di Kate ad Ashram forse anche più della protagonista stessa!


Non mi inoltro ulteriormente nella trama, ora mi limito a parlare delle mie impressioni!
Questo romanzo scorre che è una meraviglia! Sia per la storia giovanile e avvincente, sia per la tecnica utilizzata dall'autrice. Già a partire dalle prime pagine, vi accorgerete dei cambi di punti di vista di cui è pieno il libro. Ottima scelta, a parer mio, dato che ci consente di conoscere pensieri e sentimenti di altri personaggi, oltre alla protagonista, ma soprattutto perché rende la narrazione quasi cinematografica. Il tempo si arresta e le riprese della scena si spostano fino a raggiungere la prospettiva opposta. Non male! ;)

I colpi di scena sono tutt'altro che rari in questa vicenda che parola dopo parola lascia che il lettore si addentri in un mondo magico e misterioso, accompagnato da Kate.

I personaggi sono verosimili negli atteggiamenti e nelle scelte. Chi è giovane non può decidere sempre saggiamente! Spesso non ci riescono nemmeno gli anziani, figuriamoci dei ragazzi! :) Una volta terminato Giada mi ha chiesto chi fosse stato il mio personaggio preferito. Io ho davvero faticato a rispondere, in quanto non è uno di quei libri in cui una persona ha tutti i pregi e un'altra tutti i difetti. Ognuno di loro è un mix di tratti positivi e tratti negativi, proprio come nella realtà. Dunque non è stato per niente facile decidere!

Il finale? Non ve lo svelerei nemmeno se lo desideraste di fronte alla stella cadente in copertina! ;) Posso solo dirvi che è ben studiato e riuscirà sicuramente a tenere gli occhi del lettore ben incollati alle ultime pagine.

Per concludere, devo ammettere che la brevità del romanzo mi aveva sorpreso all'inizio. Lo so, è un cliché, ma i pochi fantasy che ho letto era tutti lunghissimi, perciò mi ha lasciato un po' così. Tuttavia basta leggere le prime due pagine per capire il motivo della scelta di Giada. 

Questo è l'indirizzo dove potete acquistarlo dal sito Drawup (http://www.edizionidrawup.it/17-niente-di-magico-tranne-l-amore-9788898017065.html#idTab5); per il resto è reperibile anche online o in libreria.

Che altro aggiungere? Un ringraziamento a Giada per la piacevolissima lettura che mi ha regalato e ancora tanti complimenti!
A presto!
Jessica.

Impronte scolpite sulla roccia, di Bruno Biondi

Salve a tutti!
La giornata di oggi si tinge di giallo! Ebbene sì, sono giunta alla mia terza recensione, il che mi rende piuttosto soddisfatta, nonostante l'afflusso di lettori sia ancora minimo! Devo darmi tempo! ;)
Oggi vorrei parlarvi di un libro appartenente sempre alla mia stessa casa editrice, ma che a differenza degli altri, è stato presentato a Roma il 3 Marzo, proprio come Anatema! Il suo autore? Si tratta di Bruno Biondi, un uomo che ha troppo l'aria da giallista! (O almeno, per come immagino io i giallisti!)
Ma veniamo alle cose serie!

Impronte scolpite sulla roccia, non è un romanzo, bensì una raccolta di tante novelle che l'autore ha riunito in un'unica opera. E' chiaro che, mentre per una storia lunga pagine e pagine posso accennare più volte alla trama, nel recensire questo lavoro di Bruno, dovrò trattenermi alla grande, per non svelarvi troppo!


I primi due racconti, sono un po' più corposi rispetto ai successivi che si bevono tutti d'un fiato. 
Delitti, sospetti, criminalità; questo è il mondo in cui viene ricatapultato un poliziotto ormai in pensione. Suspense e tensione fungono da sottofondo al susseguirsi rapido degli eventi che porterà il protagonista alla soluzione del caso.
Nel secondo racconto, il personaggio principale è il fato, che si presenta in veste di sms a un uomo ordinario, stravolgendo interamente la sua vita e il suo cuore.

Terminata questa storia, Bruno ci rovescia addosso tante brevi novelle, che scorrono una dopo l'altra portando il lettore alla fine del libro senza che se ne accorga. Ovviamente non posso darvi troppi dettagli, in quanto finirei col rubare la parte all'autore e soprattutto all'opera!

Rapide, a volte divertenti, spesso ironiche e paradossali, queste brevi storie rapiscono l'attenzione del lettore, mettendolo improvvisamente al centro delle situazioni narrate, per poi sottrarlo altrettanto improvvisamente dopo due o tre pagine. 

La lettura è piacevole e ben cadenzata dalla brevità delle novelle. Il ritmo della narrazione è sostenuto, soprattutto nei racconti prettamente gialli.

Ciò che ho notato io? Beh, che i protagonisti delle diverse storie si somigliano particolarmente, soprattutto in alcuni interessi o abitudini che condividono. Perciò quando ho recensito Bruno, gliel'ho fatto presente. E figuratevi se un giallista come lui si faceva sorprendere! 
Se era tutto studiato? Non ve lo dirò mai! Leggete il libro e lo scoprirete! ;)

Tra le novelle che mi son piaciute nella complessità, c'è una piccola perla resa ancora più splendente da una nota dell'autore. Non vi accenno nulla, perché sono perfida, ma se e quando la scoverete, potremmo riparlarne! :)

Concludo chiedendo scusa agli eventuali lettori appassionati di gialli, che abbiano trovato questa mia recensione superficiale e poco precisa. Questo non è il mio genere, perciò ho scritto ed analizzato come meglio potevo!
Inutile ripetere (ma lo faccio lo stesso!) che questo libro è acquistabile online, in libreria e nel sito della casa editrice (http://www.edizionidrawup.it/35-impronte-scolpite-sulla-roccia-9788898017362.html).
A presto!
Jessica.

lunedì 20 maggio 2013

Selvaggia. I chiaroscuri di personalità, di Giovanni Garufi Bozza.

Buongiorno a tutti!
Nonostante avessi avuto intenzione di inserire la seconda recensione ieri, poi ho perso tempo, come al solito. Ho avuto parenti a pranzo, poi mi son dedicata a un mio progetto e le ore son volate senza che me ne accorgessi! Ad ogni modo, procedendo in ordine di lettura, oggi voglio parlare del secondo mondo in cui son stata catapultata, grazie alle interessantissime conoscenze instaurate tramite la casa editrice che mi ha "adottato". :)
Sto parlando di Giovanni Garufi Bozza, ma in particolare del suo romanzo Selvaggia. I chiaroscuri di personalità.
Chi di noi non avverte dentro sé l'esistenza di una personalità opposta a quella che mostra a tutti? Timidi che in segreto sentono qualcosa scalpitare nel loro cuore, che vorrebbero distruggere la corazza in cui si nascondono. Persone sfrontate che celano un'immensa sensibilità che li spaventa a morte. E potrei elencare un'infinità di altri esempi! Siamo un po' tutti così, inconsapevolmente a due (se non più!) facce.
Cosa accadrebbe se un evento traumatico finisse per scindere queste due personalità tenute strette da una sola anima in frantumi? Beh, un'ipotesi l'ha avanzata Giovanni, col suo romanzo.
Tra le sue pagine, infatti, troviamo la vicenda di Martina, dai lunghi capelli biondi,  un viso pulito coronato da occhi glaciali, un look pastello e un carattere tutt'altro che estroverso. Poi abbiamo Daniel, matricola alla facoltà di psicologia; un ragazzo come tanti altri, che trascorre le serate insieme agli amici, senza dedicarsi con troppa serietà all'amore. Vi state chiedendo per quale motivo, se questi sono i protagonisti, il romanzo si intitoli con il nome di un'altra donna?
Ve lo dico subito, Selvaggia è l'altra personalità di Martina, l'alter ego che, giorno dopo giorno, tenta di svincolarsi sempre di più dall'identità che la mantiene "ufficialmente" ancorata a questa realtà.
Navigando a tempo perso in internet (chi di noi non lo fa?!), Daniel incrocia Selvaggia in un blog pieno di poesie apparentemente tetre, ma soprattutto paradossali, in cui un verso annulla il precedente.
In facoltà, invece, Daniel incrocia Martina, rimanendone spiacevolmente colpito, tanto da affibbiarle, insieme alle amiche, un soprannome non molto lusinghiero.
Sarà il caso a far incontrare fisicamente il giovane con l'altra personalità della ragazza di ghiaccio. Come la trova? Capelli lunghi e neri, trucco pesante, abbigliamento dark. Sensuale, affascinante e disinibita, Selvaggia conserva soltanto gli occhi azzurri di Martina.
Un dettaglio, confermerà a Daniel l'impressione che le due non fossero persone così distanti l'una dall'altra. La caparbietà, confermerà a Daniel, che Selvaggia e Martina sono la stessa persona!
Da quel momento inizia per lui il viaggio nei meandri della psiche della donna. Sta fingendo? Sta prendendo in giro tutti, in primis se stessa? O è davvero convinta di essere due persone diverse?
Beh, non vi aspetterete certo che io vi risponda! ;)
Ora che vi ho parlato a grandi linee della trama, passo al mio parere.
Quando ho letto la sinossi in quarta di copertina, ciò che mi aspettavo era di amare l'estroversa Selvaggia a discapito dell'algida e scontrosa Martina. Beh, questo non è successo. Ho apprezzato molto il modo sottile e raffinato in cui Giovanni, lasciando che il lettore conosca Selvaggia tramite le domande di Daniel, fa sì che ci si affezioni sempre più a Martina e alle sue difficoltà. Con me c'è riuscito perfettamente! :)
E' molto interessante anche il rapporto tra le due personalità della ragazza, un amore-odio che sotto sotto cela una relazione quasi tra sorelle. Selvaggia invidia Martina per alcuni aspetti, senza tuttavia, smettere nemmeno per un attimo di proteggerla dal mondo che la circonda. Per di più, nonostante le due esternino platealmente le loro differenze, a ben vedere non sono neanche troppo distanti caratterialmente. Non è che Selvaggia sia poi così tanto più aperta di Martina. Almeno dal mio punto di vista, l'essere disinibita non combacia con l'essere estroversa!
Non voglio dilungarmi troppo nell'analisi per non svelarvi eccessivamente le bellezze di questo romanzo!
Giovanni ci regala una lettura davvero piacevole e scorrevole, intervallata da importanti punti di rottura sia a livello di trama, che a livello di narrazione. In particolare, gli ultimi capitoli si leggono davvero tutti d'un fiato!
Il finale? Leggete il romanzo, poi preparatevi un milione di domande per Giovanni! :)
Io gliene ho poste diverse, una volta terminato!
Per concludere, oltre a ripetervi che è acquistabile in libreria, online e direttamente dal sito della casa editrice(http://www.edizionidrawup.it/), dove potrete leggere altre recensioni ed inserire la vostra, Giovanni tiene anche un interessantissimo bloghttp://giovannigarufibozza.wordpress.com/tag/selvaggia-i-chiaroscuri-di-personalita/! Infatti, oltre ad essere uno scrittore e uno psicologo, il nostro amico è anche speaker radiofonico e ci delizia spesso con interviste ad altri autori. Insomma, il suo blog è una miniera di arte e scrittura! Vedete voi, se è il caso di perdervelo! :)
Nel blog potrete trovare anche le mie domande e le sue risposte, scambio che è avvenuto come vi ho già detto, una volta che avevo terminato di leggere Selvaggia.
Spero di non essermi dimenticata nulla e di non avervi annoiato con le mie chiacchiere!
Complimenti a Giovanni, in bocca al lupo al suo blog e buona lettura!
Jessica.



sabato 18 maggio 2013

Il Problema di Ivana, di Ciro Pinto

Buonasera a tutti!
Oggi avevo programmato di ritagliare un po' del mio pomeriggio per dedicarlo al blog (anche solo per capirne il funzionamento), tuttavia ho finito per ritrovarmi solo ora davanti a questa pagina!
Vorrei aprire le danze con le mie recensioni, partendo dalla prima che ho fatto ad un mio collega e amico, Ciro Pinto riguardo il suo romanzo Il problema di Ivana.
Ci tengo prima di tutto a precisare che le mie più che recensioni tecniche, sono pareri di lettrice e quindi influenzati dai miei gusti e dalla mia età. Ovviamente cercherò ogni volta di dividere la mia considerazione del testo, dal mero apprezzamento del genere e della trama. Portate pazienza, magari a forza di recensire divento pure brava! :)
Ma torniamo al romanzo.
Il problema di Ivana narra due vicende che inevitabilmente si intrecciano ripetutamente tra le pagine. Da un lato abbiamo Andrea Torreggiani, giovane dirigente di Milano che si rifugia a Cetona in Toscana, a casa di un amico per rifiatare dalla pesantezza della vita di città e dall'aria fin troppo rarefatta che tira nel suo posto di lavoro. La crisi si sta divorando la maggior parte degli impiegati e Andrea si ostina a combattere la sua lotta titanica contro la necessità di ricorrere a qualche licenziamento.
Dall'altro lato abbiamo Ivana, donna in carriera affermata, intelligente e brillante; il volto dell'indipendenza. Eppure il suo carattere forte sta cadendo in frantumi sotto i colpi violenti di attacchi di panico e ansia senza freni. Il fulcro del suo malessere? Un dipinto. Un'immagine che la turba penetrando dritta fino alle corde più intime della sua anima. Riuscire ad interpretarla, rappresenta per lei l'unica e vera via verso la guarigione.
Questo è il problema di Ivana... e di Andrea, autore della storia di questa donna. Cetona dovrebbe offrirgli tempo e aria per riuscire a comprendere e liberare Ivana dalla prigionia psicologica di cui è vittima.
Non vorrei dare troppi altri dettagli riguardanti la trama, ma alcuni dovete concedermeli, d'altronde sto provando a recensire! :)
Dunque, questo romanzo è incasellabile nel genere thriller, di cui non sono una grande esperta. Tuttavia, devo dire di esser rimasta colpita dal fatto che lo stato di tensione tipico di questo genere, non risiedesse tanto nella trama e nel mero susseguirsi degli eventi, quanto nell'atmosfera d'insofferenza, passatemi il termine, che l'autore riesce a generare, trasmettendo al lettore il senso di frustrazione provato da Ivana e da Andrea. Tra le pagine di questo romanzo inoltre, ritroviamo uno squarcio di attualità, in quanto possiamo gettare un'occhio sulla disperata situazione in cui versa il lavoro in Italia. La crisi, raffigurata con la peste, si presenta sotto forma di molteplici sintomi; dallo stress, all'invidia dei licenziati nei confronti di chi è riuscito a mantenere il proprio posto, fino ad arrivare alle manifestazioni, pacifiche o meno, nelle piazze delle città.
A Cetona la peste non c'è. Eppure, a parer mio (e lo specifico in quanto parlando con l'autore, mi è stato detto che questa è stata solo una mia impressione e che non fosse nelle intenzioni di Ciro trasmettere questo messaggio), il paesino toscano è il volto gentile dell'ipocrisia. Tutto è paradisiaco, dal panorama che la Toscana regala a visitatori e abitanti, fino alle persone che vi vivono. Andrea incontra uomini con la passione per il buon vino e per la cucina tipica del luogo. Incontra persone genuine e che amano la vita. Un luogo davvero incantevole per trascorrere le vacanze e riprender fiato. Eppure, progressivamente, Andrea scorge delle piccole crepe sulla splendida e quasi surreale facciata di Cetona. Nel bene e nel male, quel paradiso diviene sempre più reale e il giovane dirigente decide di goderselo a pieno prima di tornare a Milano. Come? Beh, questo lo scoprirete leggendo! Di sicuro posso dirvi che un certo mistero verrà risolto... almeno in parte! :)
Un altro spunto di riflessione che ci viene offerto riguarda l'importanza di inseguire i propri sogni e ciò che riesce a farci star bene e raggiungere anche solo un pizzico di serenità. E' ancora possibile nel mondo in cui viviamo? Beh, l'autore non ce lo dice, quello è compito di noi che leggiamo!
Lo stile con cui Ciro scrive, l'ho definito "virile". Infatti pur non leggendo il suo nome, avrei scommesso fosse stato un uomo a scriverlo. Dovreste vedere che descrizioni dei luoghi e dei personaggi ci vengono offerte!
Chiudo dicendovi che Il problema di Ivana è acquistabile sul sito della casa editrice Edizioni Drawup http://www.edizionidrawup.it/ (dove troverete anche altri pareri a riguardo e tanti altri libri), o nelle librerie online. Potete anche comprarlo nel modo tradizionale, ovvero recandovi fisicamente in libreria, se non siete molto esperti di computer, un po' come me!
Che altro aggiungere? Complimenti a Ciro e buona lettura a chi vorrà addentrarsi nel mondo di Ivana!
A presto!
Jessica.